Chi siamo
Migliori App Casino è un sito editoriale che si occupa di software, non di gioco. Su migliori-appcasino.com non si apre un conto, non si scommette e non passa denaro.
Il nostro angolo è il telefono. Ci interessa come un casinò online arriva su un dispositivo mobile, perché quel percorso dice molto su chi c’è dietro. Un’applicazione può essere distribuita da uno store ufficiale, e allora ha superato i controlli di quello store ed è aggiornabile per quella via; può essere una versione web salvata sulla schermata iniziale, che applicazione non è; oppure può essere un pacchetto scaricato direttamente da un sito, installato fuori dai canali ufficiali — l’ipotesi che esaminiamo con più severità, perché sposta ogni responsabilità sull’utente. Guardiamo poi che cosa l’app chiede al sistema: quali permessi, quale accesso alla posizione o alle notifiche, quali dati raccoglie secondo la sua stessa informativa. E confrontiamo funzioni e limiti rispetto alla versione da browser, che spesso non coincidono.
Il metodo. Le fonti sono la scheda dell’applicazione nello store, l’informativa privacy dichiarata dallo sviluppatore e le condizioni dell’operatore. Riportiamo il nome dello sviluppatore indicato, la data dell’ultimo aggiornamento e i requisiti dichiarati; segnaliamo quando queste informazioni non sono disponibili. Non pubblichiamo collegamenti a pacchetti di installazione esterni agli store e non descriviamo procedure per installarli.
Il quadro italiano. Un’app non è un ordinamento a parte: vale la stessa regola del web, e cioè che in Italia il gioco a distanza è riservato ai concessionari ADM (ex AAMS), secondo l’assetto riordinato dal Decreto Legislativo 41/2024. Un’applicazione riferita a un operatore privo di concessione resta un’offerta fuori dal perimetro nazionale, con l’elenco ADM dei domini non autorizzati, il blocco DNS applicato dai provider e nessun collegamento al RUA. Va ricordato anche il Decreto Dignità (D.L. 87/2018, art. 9), che vieta quasi integralmente la pubblicità del gioco: AGCOM lo applica anche alle piattaforme digitali, con sanzioni pari al 20% del valore della pubblicità e comunque non inferiori a 50.000 euro, e nel luglio 2022 ha sanzionato Google per 750.000 euro. Sul mobile, dove tutto è a portata di pollice, i limiti di deposito e di tempo e l’autoesclusione tramite RUA contano più che altrove.
